Jacques Lacan, per una clinica moderna

"La domanda di felicità e la promessa analitica"

Ecco ciò che bisogna ricordare nel momento in cui l'analista si trova in posizione di risposta rispetto a chi gli chiede la felicità. La questione del Sommo Bene si pone ancestralmente per l'uomo, ma lui, l'analista, sa che tale questione è una questione chiusa. Non soltanto quel che gli si chiede, il Sommo Bene, egli non l'ha di certo, ma sa che non c'è proprio. Aver condotto a termine un'analisi altro non è che aver incontrato questo limite su cui si pone tutta la problematica del desiderio.
Che tale problematica sia centrale per ogni accesso a una qualsiasi realizzazione di sé stessi è la novità dell'analisi. Indubbiamente, sulla strada di tale gravitazione il soggetto incontrerà una quantità di bene, tutto ciò che può fare di bene, ma non dimentichiamo quel che sappiamo benissimo poiché lo diciamo tutti i giorni nel modo più chiaro: lo incontrerà solo estraendo a ogni momento dal suo volere i falsi beni, esaurendo non solo la vanità delle sue domande, in quanto sono tutte nient'altro che domande regressive, ma anche la vanità dei suoi doni.

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